Fiabe evolutive: I musicanti di Brema

«Ogni fiaba è uno specchio magico che riflette alcuni  aspetti del nostro mondo interiore, e i passi necessari per la  nostra evoluzione dall’immaturità alla maturità.» Bruno Bettelheim

I musicanti di Brema
dei fratelli Grimm

“Quattro vecchi animali, un cane, un gatto, un asino e un gallo, fuggono dai rispettivi padroni che volevano sbarazzarsi di loro, e decidono di recarsi a Brema per unirsi alla banda municipale. Lungo il cammino però, in una casa in un bosco, i quattro protagonisti vedono dei briganti mangiare a una tavola imbandita e architettano un piano: l’asino poggia le sue zampe anteriori sul davanzale, il cane monta su di lui, il gatto si arrampica sul cane e il gallo si posa sulla testa del gatto. Al segnale, l'asino raglia, il cane abbaia, il gatto miagola e il gallo canta e poi rompono la finestra piombando nella stanza. I briganti, credendo di aver visto uno spettro, fuggono via spaventati. I quattro compagni mangiano ciò che è rimasto e poi vanno a dormire. Nella notte, uno dei briganti torna a controllare e nel buio inciampa nel gatto che gli salta in faccia, graffiandolo. Il cane gli morde una gamba, l’asino gli dà un calcio e il gallo urla. Allora il brigante torna dal suo capo e gli dice: "Nella casa c'è un'orribile strega che mi ha graffiato la faccia, un uomo con un coltello mi ha ferito alla gamba; un mostro nero che mi si è scagliato contro con una mazza di legno e qualcuno gridava. I briganti vanno via per sempre e la casa diventa la felice dimora dei musicanti di Brema.” (Per leggere la fiaba per intero clicca qui: I musicanti di Brema)

Ciò che emerge immediatamente da questa fiaba è la capacità di non abbattersi di fronte alle difficoltà e di trovare soluzioni creative alle sfide. I nostri musicanti non si arrendono al loro destino, ma decidono di ribellarsi realizzando di fatto un nuovo finale per la loro storia. Ingrediente essenziale alla riuscita del piano è la collaborazione dei quattro protagonisti che, seppur diversi, uniscono le loro forze per un fine comune. Ciascuno di loro mette a disposizione le proprie capacità contribuendo alla vittoria. Nessuno, infatti, da solo, avrebbe potuto far fuggire i briganti ed è grazie alla partecipazione di tutti che riescono ad ottenere ciò che desiderano. Abbiamo, dunque, una prima lettura della fiaba che ci parla della capacità di ribellarsi, e del potere della cooperazione ma, soprattutto, dell’importanza della creatività. Tuttavia molto interessanti sono anche le emozioni che gli animali sentono: l’indignazione per essere stati svalutati e messi da parte, la forza di non perdersi d’animo e il coraggio per affrontare i banditi. Non ultimo però, c’è un aspetto fondamentale della fiaba che occorre sottolineare: in realtà i musicanti di Brema non raggiungeranno mai Brema, ma questo non è più importante. La vera conquista infatti, si esplica nell’essere riusciti a riscattarsi e aver ottenuto ciò che desideravano: sentirsi gratificati.

Tutti, prima o dopo, accettiamo situazioni che ci concedono poco margine di scelta e diamo il passo a una situazione psichica priva di intraprendenza, lasciandoci guidare dalla parte di noi legata alla stanchezza emotiva e al senso di inadeguatezza o di inutilità. Così facendo perdiamo il contatto con la nostra parte più viva (quella creativa) che vuole emergere, e corriamo un rischio gravissimo: invecchiare precocemente, perdere la nostra vitalità. E’ dunque fondamentale, come il nostro asino, rendersi conto del pericolo che si sta correndo e prendere una decisione. Avere un obiettivo, percepire e contattare i propri bisogni e i propri desideri è il primo, indispensabile passo per attivare l’energia necessaria a soddisfare i primi e realizzare i secondi.

Ma mettersi in viaggio, ossia avere un obiettivo, una mèta, non è sufficiente; per depositare il seme che possa germogliare, bisogna affrontare e allontanare i briganti, ossia tutte quelle situazioni, esterne e interne, che ci derubano della nostra essenza e della possibilità di emergere pienamente.

Il più delle volte individuiamo gli ostacoli al di fuori di noi, attribuendo colpe a chiunque tranne che a noi stessi. Tuttavia, per quante situazioni complicate noi si possa incontrare, il più grande ostacolo è sempre dentro di noi: può trattarsi della nostra incapacità di accorgerci di un pericolo, o di ammettere che stiamo correndo un rischio (il padrone vuole sbarazzarsi dell’asino); della mancanza di coraggio di allontanarci da una situazione; del nostro rifiuto a prenderci cura delle emozioni spiacevoli, la rabbia o il senso di sconfitta, che hanno il compito di allertarci quando qualcosa non va. A volte si tratta di negare le nostre aspirazioni (andare a Brema per unirsi alla banda), ma anche dell’incapacità di riconoscere i veri alleati e di accettare il loro aiuto. Può essere l’ostinazione a non vedere le nature diverse che ci abitano (cane, gatto, gallo e asino), perché ammetterle sconvolgerebbe quella parvenza d’ordine cui siamo aggrappati, oppure continuare a ignorare il potenziale che quegli aspetti rinnegati di noi potrebbero restituirci. Infine, il più subdolo fra tutti: non concederci di cambiare piano e vedere il cambio di rotta come un fallimento, perdendone il vero significato. Perché, arroccati come siamo nella nostra presunzione di sapere cosa è meglio, sentiamo di dovere, costi quel che costi, raggiungere l’obiettivo iniziale anche quando questo, nel frattempo, ha perso il suo significato; incapaci di capire che se la perseveranza è un qualità, l’ostinazione è un difetto e la miopia, che ci impedisce di vedere che le cose sono cambiate, una disgrazia.

Quando tutto appare immutabile è facile scoraggiarsi e perdere la voglia di combattere; ciò conduce alla rassegnazione. La rassegnazione è spesso confusa con l’accettazione sebbene i due termini abbiano accezioni profondamente diverse. La rassegnazione infatti ha una valenza passiva, in cui io subisco il mio destino, pervaso da un senso di impotenza. Nell’accettazione invece c’è un abbrivio, un impulso iniziale (vado a Brema) che va gradualmente aumentando man mano che, preso atto della situazione e accettato di non poterla cambiare, ci si adopra per trovare una soluzione alternativa. Allora, nei Musicanti di Brema, c’è un invito a trasformare la rassegnazione in accettazione. Per farlo, è necessario un lavoro di concerto tra l’asino, il cane, il gatto e il gallo, ossia tra le diverse parti di noi che devono essere accettate e integrate affinché possano collaborare.

L’Asino, simbolo della stupidità, ci mette di fronte al valore dell’incoerenza e delle contraddizioni, attraverso la dicotomia saggezza/ignoranza, che dimostra che nulla è scontato. Il cane ci ricorda la fedeltà che dobbiamo a noi stessi; il gatto ci ammonisce sul rischio di trascurare l’istinto, mentre il gallo, col suo canto, ci invita al risveglio e alla rinascita.


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